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Progetto C.E.P.e.R.C.
progetto C.E.P.e.R.C (Centro Eccellenza Prevenzione e Riabilitazione Cardiologica).... Continua
24/10/2011
 
 
Note Culturali

Il cuore in movimento

Ogni giorno noi abbiamo bisogno di muoverci, ma ora ci si muove molto di meno perchè ci sono le macchine, gli autobus....e anche perchè le persone sono più pigre.

Prima, invece, dato che non esistevano le macchine si andava a piedi o in bicicletta. Un altro motivo per cui ci muoviamo meno è l’aumento delle cose elettroniche: computer, wii, tv, che non ci danno lo stimolo ad uscire da casa.

La televisione, i giornali e la pubblicità per strada ci spinge ad avere più cura della nostra salute. Infatti, una sana alimentazione e il giusto movimento aiutano il nostro organismo e, soprattutto il nostro cuore. Il cuore è un muscolo che, contraendosi pompa il sangue ricco di ossigeno che raggiunge tutto il corpo e che ritorna al cuore con l’anidride carbonica. A questo punto passa ai polmoni dove viene di nuovo scambiato l’ossigeno che arriva con la respirazione e ritorna al cuore per riprendere il ciclo.

Bisogna quindi cambiare e non perdere sane abitudini. Mangiare cibi naturali, bere molta acqua e fare movimento. Non è necessario fare diete o perdere il gusto di mangiare bene, nè passare giornate in palestra. Basta trovare un giusto equilibrio tra quanto mangiamo e quanto consumiamo. Questo vale anche per noi ragazzi, che fin da piccoli dobbiamo imparare le basi per un comportamento sano nell’ alimentazione e nell’attività fisica. Infatti, negli ultimi anni, è sempre più frequente l’ obesità nei bambini e questo è un fattore negativo che aumenta nell’età adulta il rischio di malattie del cuore e delle arterie.

Anche i nostri genitori devono dare il buon esempio, magari passeggiando con noi, nuotando ed evitando di prendere la macchina troppo spesso. E’ un movimento anche andare a fare la spesa con i genitori,  o fare spesso passeggiate quando le giornate lo permettono, e anche pattinare.

 

Giada M.    21-03-2013

IB - Istituto comprensivo medie “Parco della Vittoria” Roma


 

Notte senza luna con infinite stelle 

                  

Ci incontrammo vicino Piazza Venezia. Non avrei mai immaginato che dal

vivo una persona potesse essere decisamente più affascinante che in una

fotografia, in cui si può provare, preparare, riprovare fino ad ottenere

l’immagine desiderata.    continua

 


 

 

Vivi la Vita

 

"La vita è un'opportunità, coglila

La vita è bellezza, ammirala

La vita è beatitudine, assaporala

La vita è un sogno, fanne una realtà

La vita è una sfida, affrontala

La vita è un dovere, compilo

La vita è un gioco, giocalo

La vita è preziosa, abbine cura

La vita è una ricchezza, conservala

La vita è amore, godine

La vita è un mistero, scoprilo

La vita è promessa, adempila

La vita è tristezza, superala

La vita è un inno, cantalo

La vita è una lotta, combattila

La vita è un'avventura, corrila

La vita è felicità, meritala

La vita è la vita, difendila"

 

                                                                                           Madre Teresa di Calcutta

 


            

Cara Sigaretta

 

Cerco a prenderti consapevolmente e non ad accenderti incosapevolmente! .

Cosa sei stata e cosa sei per me?

Sei stata la mia compagna di vita e pensavo non mi avresti mai tradita ma l’hai fatto.

Ora mi ritrovo a doverti lasciare se voglio ancora vivere. Che scelta!! ..

Ti guardo e.. mi fai schifo. Voglio lasciarti ma mi perseguiti.

Cerco di prenderti in giro ma sei tu a farlo.

Cosa fare? Devo riuscire a fare a meno di te.

Voglio poterti guardare e schifarti.

Ce la farò, ce la farò, ce la farò.

La mia compagna di vita ormai sarà la bombola d’ossigeno.

Ah! Ah! Ah! Hai visto?

Anche io ti ho tradita.

 

         Riflessione di una paziente 05-07-2012

 


 

C'era una volta un Medico ...

 

I suoi non ricordano bene se imparò prima a camminare o ad andare in bicicletta come se la passione per le due ruote vivesse da sempre nella sua mente... Da grande seppe portare, accanto al manubrio, una borsa di cuoio contenente quegli attrezzi che servono a capire se un cuore pulsa regolarmente o se nei polmoni esiste qualcosa che intralcia il respiro.    

Continua...
           

 


 

Finalmente!... Ho Smesso di Fumare!

 

Ho 50 anni e fumo da 30,
mai, però, più di 2 pacchetti al giorno…
I miei baffi si sono ingialliti,
la mia pelle è divenuta grigia,
il mio respiro è interrotto,
specie al mattino, da colpi di tosse.
Al risveglio ho sempre sognato un buon caffè
ma…  per la sigaretta che lo seguiva…
Poi replicavo al bar, sul posto di lavoro…
Un rituale ripetuto un’infinità di volte.
Provare quel gusto che ti accende la mente,
che ti da la forza per abbattere
ogni barriera,
per trovare risposte a domande che,
apparentemente, non ne avevano…
per vincere qualsiasi battaglia
e provare un relax indescrivibile…
Poi, ho visto la mia pelle
invecchiare più in fretta,
le mie dita divenire come
bacchette di tamburo,
la mia sessualità
dissolversi come neve al sole…
Una notte, rimasto senza sigarette,
mi sono rivestito, ho preso la macchina,
ho raggiunto il distributore più vicino.
Quindi non c’erano le premesse
per pensare che un giorno
avrei potuto smettere di fumare.
Come avrei superato le mie tensioni,
i miei impulsi, i miei sfoghi,
senza la bionda e fedele compagna?
Oggi, sto uscendo da casa,
non provo più quel desiderio,
quella voglia di essere al bar
per il solito caffè e la “mitica” sigaretta.
Oggi, finalmente, ho detto:basta!
Oggi, sto andando al presidio Oncologico:
oggi, inizio il quarto ciclo di chemioterapia…

 

Roma 31-10-2011  -  a cura di  Lanfranco Luzi

 


 

Er Barista

 

Faccio, da anni, oramai 'sta professione,

da matina e sera dietro ar banco,

de venne vino e fumo nun me stanco,

so' 'ngrassato però sto benone!

 

A casa mia magnà è 'na tradizione

de carne magra o grassa c'è 'na scorta,

er macellaro ogni giorno ce la porta,

se comincia presto, pure a colazzione.

 

Tutto er guadagno così io me lo magno

e si me svejo e me sento 'n po' storto*

me fumo du' pacchetti e nun me lagno!

 

Così diceva er barista 'n po' scasciato°,

sì!... que' lo co'r panzone e er fiato corto

che ieri pe' 'n' infarto se n' è annato...
 

°con aria strafottente                                                                                                *sentirsi strano, contrariato

                             

05 Ottobre 2011 - Lanfranco Luzi

 

 


 

 Dedicata a chi è assalito da dubbi…

 

Sognando la vita …

 

In un grembo, vennero concepiti due gemelli.

Passavano le settimane ed i bambini crescevano. Nella misura in cui cresceva la loro coscienza, aumentava la gioia: “Di', non è fantastico che siamo stati concepiti? Non è meraviglioso che viviamo?”.  Nel buio della loro generazione celavano un desiderio segreto, quello di essere guardati da un altro sguardo che per loro era invisibile, forse nemmeno immaginabile. Perché negli occhi e nel cuore dei loro genitori era presente, più forte che mai, l’impronta dell’Altro, l’impronta di Dio creatore.
I gemelli iniziarono a scoprire il loro mondo. Un mondo di cui non avevano padronanza perché loro stessi, così piccoli erano stupiti dallo stesso fatto di esistere. Così minuscoli ma già “vivi”. Perché già depositari di una grande “verità”. Dalla verità che si annuncia in quella nuova dimensione, in quella grande identità di “piccoli esseri viventi”.

“Senti qua”, disse uno dei due. Una sensazione nuova, incredibile, il cuore che batte già alla loro quinta settimana. “Guarda!”,che impressione, quei piccoli germogli che poi sarebbero cresciuti divenendo mani e piedi. Ora possono immaginare che qualcuno si renda conto che ci sono, che sicuramente la loro mamma avverte un “rumorino”nella pancia …

Quando scoprirono il cordone ombelicale, che li legava alla madre dando loro nutrimento, cantarono di gioia: “Quanto grande è l'amore di nostra madre, che divide con noi la sua stessa vita!”. Ora nella pancia cominciano a fare i furbacchioni. Si muovono, si girano, dondolano, fanno perfino le capriole quei due simpatici furfantelli … A mano a mano che le settimane passavano, però, trasformandosi poi in mesi, notarono improvvisamente come erano cambiati.

“Che cosa significa?”, chiese uno.

“Non saprei, è un vero mistero, un meraviglioso mondo!”, rispose l’altro.

“Senti … senti che rumori! E’la mamma!”, disse uno dei due all’altro. Ormai avevano raggiunto quasi venticinque centimetri di lunghezza e le loro orecchie potevano ascoltare i suoni prodotti dalla madre. Il rumore del battito cardiaco, i rumori durante la digestione e persino la sua voce.

“Che significa?...Cosa vuol dire tutto questo?”, disse l’altro con un po’ di apprensione.
“Ho la sensazione”, rispose, “che il nostro soggiorno in questo mondo presto volgerà alla fine!”.

Intanto gioca con il cordone ombelicale, poi mentre è preso dalla discussione comincia a singhiozzare: ha inavvertitamente bevuto un po’ di liquido amniotico. Gli è andato di traverso!
“Ma io non voglio andarmene”, ribatté il primo, “vorrei restare qui per sempre!”. C’era un trambusto. Si sentivano suoni strani, voci sconosciute. La madre andava, di tanto in tanto, ad aprire la porta di casa: erano amici invitati a cena.
“Non abbiamo scelta”, replicò l'altro, “ma forse c'è una vita dopo la nascita!”.
“E come può essere”, domandò il primo, dubbioso, “perderemo il nostro cordone di vita, e come faremo a vivere senza di esso? E per di più, altri prima di noi hanno lasciato questo grembo, e nessuno di loro è tornato a dire che c'è una vita dopo la nascita. No, la nascita è la fine!”.
Così, uno di loro cadde in una profonda tristezza, e disse: “Se il concepimento termina con la nascita, che senso ha la vita nell'utero?
È assurda... Magari non esiste nessuna madre dietro tutto ciò!”.
“Ma deve esistere”, protestò l'altro, “altrimenti come avremmo fatto ad entrare qua dentro? E come faremmo a sopravvivere?”.
“Hai mai visto nostra mamma?”, domandò l'uno.”Magari vive soltanto nella nostra immaginazione. Ce la siamo inventata, perché così possiamo comprendere meglio la nostra esistenza!”.  Erano diventati molto grandi. Svegli e attenti a qualsiasi cosa. Sapevano riconoscere quando la madre poggiava la sua mano sul pancione. Allora assestavano dei gran calcetti. Qualcosa all’esterno si muoveva. Un trambusto… Delle strane sequenze di suoni che giungevano sconosciuti alle loro orecchie…

Non c’era niente da fare. Loro volevano richiamare l’attenzione!
E così, gli ultimi giorni nel grembo della madre, furono pieni di mille domande e di grande paura. Infine, venne il momento della nascita. Quando i gemelli ebbero lasciato il loro mondo, aprirono gli occhi.
Gridarono... Piansero…

Si trovarono in uno strano ambiente. C’era gente vestita con strani colori. Qualcuno si permetteva di giocare con loro. Li rivoltava a testa in giù. Dava loro dei colpettini…

Ma ciò che videro superava i loro sogni più arditi!

Era tutto vero! Ciò che avevano solo pensato e che forse avevano tanto sperato:
"Un giorno, finalmente, nasceremo!".

 

                        Nota a cura di Lanfranco Luzi.                      27-09-2011