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Progetto C.E.P.e.R.C.
progetto C.E.P.e.R.C (Centro Eccellenza Prevenzione e Riabilitazione Cardiologica).... Continua
24/10/2011
 
 
Medicinali

 

Farmaci cardiovascolari
 
 
A differenza di alcune categorie di farmaci (per es. analgesici, antireumatici, vitamine), i farmaci che agiscono sull’apparato cardiovascolare non possono essere usati senza prescrizione medica. Soltanto in alcuni casi (per es. dolore anginoso al petto) il paziente può assumere di propria iniziativa un determinato farmaco, ma solo dopo essere stato autorizzato ed istruito dal medico curante.  
 
 
 
Antiaggreganti piastrinici
 
In alcune situazioni (dislipidemia, fumo, diabete, post-infarto, ecc.) il sangue tende a formare degli aggregati di piastrine (trombi) sulla parete del vaso (arteria o vena), con conseguente ostruzione al flusso sanguigno. Questo processo viene efficacemente contrastato dai farmaci antiaggreganti, i quali, in un certo senso, rendono il sangue “più fluido” ed impediscono la coagulazione intravasale di esso, cioè la trombosi.
L’antiaggregante più usato è l’Aspirina, alla dose di 75-100 mg/die: dosaggi superiori sono inefficaci.  
Un altro antiaggregante di uso comune, soprattutto nel post-infarto, è il Clopidogrel. 
L’effetto degli antiaggreganti piastrinici può essere potenziato o ridotto da molti farmaci: per esempio, gli antireumatici potenziano l’effetto degli antiaggreganti, nel senso che aumentano il rischio di emorragie. 
 
 
Anticoagulanti orali
 
In alcune condizioni (fibrillazione atriale cronica, protesi valvolari, tromboflebiti, ecc.) gli antiaggreganti piatrinici non riescono ad impedire la trombosi. Pertanto occorre usare gli antagonisti della vitamina K (Sintrom, Coumadin) con molta cautela, perché è elevato il rischio emorragico ed è variabile l’equilibrio tra emorragia e trombosi, cioè il cosiddetto INR: infatti l’INR va controllato ogni 15-30 giorni al fine di ottimizzare il dosaggio del farmaco.   
Sono stati sperimentati con successo anticoagulanti orali ad azione più stabile, nel senso che non è necessario il controllo periodico dell’INR: è prevista l’immissione in commercio entro il 2013.         
 
 
Beta-bloccanti
 
I beta-bloccanti contrastano l’azione delle catecolamine (adrenalina, noradrenalina) sui recettori beta del cuore e dei vasi. Nelle situazioni di ipertono simpatico questi farmaci impediscono l’insorgenza di aritmie e l’aumento della pressione arteriosa, eventi temibili nel corso di un attacco anginoso o di infarto miocardico: in questi casi i beta-bloccanti esercitano anche un’azione di protezione del miocardio attraverso meccanismi complessi e non del tutto chiari.
Questi farmaci hanno migliorato notevolmente la prognosi della cardiopatia ischemica e la qualità di vita di tanti cardiopatici.  
 
 
Diuretici
 
Questi farmaci aumentano la diuresi, cioè la quantità giornaliera di urina e quindi sono molto usati  nell’insufficienza cardiaca: in questa condizione il rene non riesce ad eliminare tutto il liquido prodotto dai vari organi e, di conseguenza, il liquido in eccesso si accumula sotto la pelle, prevalentemente alle caviglie per effetto della gravità o, più raramente, nella pleura (versamento pleurico). 
Nell’insufficienza cardiaca acuta il liquido trasuda negli alveoli polmonari, dando luogo al cosiddetto “edema polmonare”: in tal caso si usa per via endovenosa la Furosemide (Lasix) per la sua azione molto rapida.
Alcuni diuretici (Clortalidone, Idroclorotiazide) sono associati ai comuni farmaci anti-ipertensivi non tanto per l’azione diuretica, ma soprattutto perché rendono la parete arteriosa meno sensibile all’azione vasocostrittrice delle catecolamine. 
 
 
Ace-inibitori e Sartani
 
Questi farmaci contrastano l’azione vasoscostrittice dell’angiotensina sulla parete arteriosa ed esercitano vari effetti protettivi sui vasi e su vari organi, soprattutto sul miocardio.
Gli ace-inibitori ed i sartani sono molto utili nella terapia dell’ipertensione arteriosa e dello scompenso cardiaco. Grazie a questi farmaci sono migliorate notevolmente la prognosi dello scompenso cardiaco e la qualità di vita dei pazienti scompensati. 
 
 
Nitroderivati
 
E’ la classe di farmaci cardiovascolari più antica: il capostipite è la famosa Nitroglicerina (Trinitrina), molto efficace, per via sublinguale, nell’attacco anginoso. Attualmente si usa l’Isosorbide dinitratro (Carvasin 5 mg sublinguale) per interrompere l’attacco anginoso. Per la prevenzione dell’attacco ischemico si usa la Nitroglicerina transdermica (cerotto) o l’Isosorbide mononitrato in compresse (Monocinque, Monoket, Deponit).
I nitroderivati si sono rivelati efficaci anche nel trattamento dello scompenso cardiaco.
Purtroppo i nitroderivati provocano frequentemente cefalea intensa, il che ne limita l’uso.  
 
 
Calcio-antagonisti 
 
Sono così definiti quei farmaci che contrastano l’azione vaocostrittrice del calcio sulla parete arteriosa e quindi sono molto utili nell’ipertensione arteriosa. Il capostipite di questa classe è la Nifedipina (Adalat), ma attualmente il farmaco più usato è l’Amlodipina (Norvasc).
Altri calcio-antagonisti (Verapamil, Diltiazem) hanno anche un’azione antiaritmica.
 
 
Glucosidi cardiaci (Digitale)
 
E’ la classe più antica di farmaci cardiovascolari: le foglie di Digitale sono state usate per la prima volta nel 1785 per il trattamento di edemi declivi imponenti da scompenso cardiaco.
Attualmente si usa soltanto la forma più purificata della Digitale: Digossina (Lanoxin), soprattutto nella fibrillazione atriale ad alta frequenza ventricolare complicata da scompenso cardiaco.